
Nel racconto "A inventare i numeri", tratto da "Favole al telefono" (Einaudi, 1962), l'inarrivabile Gianni Rodari ci mostra come sia possibile inventare nuovi e fantasiosi nomi per le quantità numeriche.
Ne riporto qualche frammento: il resto del racconto e delle altre favole lo potete trovare in libreria o in biblioteca.
- Inventiamo dei numeri?
- Inventiamoli, comincio io. Quasi uno, quasi due, quasi tre, quasi quattro, quasi cinque, quasi sei.
- È troppo poco. Senti questi: uno stramilione di biliardoni, un ottone di millantoni, un meravigliardo e un meraviglione.
- Io allora inventerò una tabellina:
tre per uno Trento e Belluno
tre per due bistecca di bue
tre per tre latte e caffè
tre per quattro cioccolato
tre per cinque malelingue
tre per sei patrizi e plebei
tre per sette torta a fette
tre per otto piselli e risotto
tre per nove scarpe nuove
tre per dieci pasta e ceci.
(...)
- Allora inventiamo in fretta altri numeri per finire. Li dico io, alla maniera di Modena: unci dunci trinci, quara quarinci, miri miminci, un fan dès.
- E io li dico alla maniera di Roma: unzi donzi tenzi, quale qualinzi, mele melinzi, riffe raffe e dieci.
Mio fratello (non so se l'aveva imparato a Genova dove vivevamo o se in Umbria da cui provenivamo) lo recitava quasi come a Roma:
RispondiEliminaOnze donze trenze, quale qualinze, mele melinze, riffe raffe zeta
In Umbria sicuramente io abito in Umbria confine toscana e la conosco..
EliminaIn Umbria usava di sicuro. La nonna Marianna, classe 1913,lo recitava tal quale con l'eccezione dello zeta che rimaneva dieci.
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