venerdì 12 luglio 2019

Chiaro di luna matematico a tempo di rock



Ground Control to Major Tom. 
Ground Control to Major Tom. 
Take your protein pills and put your helmet on. 

Mezzo secolo fa, l'11 luglio 1969, mentre nei negozi di dischi arrivavano le copie del 45 giri di David Bowie "Space Oddity", un altro disco venne recapitato alla NASA.
Quest'ultimo era fatto però di silicio e il suo diametro era di circa 3 cm. Ridotti in formato "microfiche", conteneva 73 messaggi di buona fortuna redatti da altrettanti Capi di Stato (per l'Italia l'allora presidente Saragat) e indirizzati ai tre astronauti che in quelle ore si apprestavano a partire per il viaggio più straordinario mai intrapreso dall'uomo. Il 21 luglio, prima di ripartire verso la Terra, Armstrong e Aldrin lasciarono il disco nel Mare della Tranquillità, dove tuttora giace.

Non è ben chiaro se l'intenzione di Bowie fosse fin dall'inizio quella di far coincidere l'uscita del singolo con i giorni del lancio dell'Apollo 11. Sicuramente, però, grazie alla coincidenza temporale e all'argomento spaziale del testo, "Space Oddity" divenne subito, nell'immaginario comune, una delle più celebri colonne sonore del programma spaziale americano.

C'entra la Luna, ok. Il rock, certo. Ma la matematica? Be', chi segue questo blog e altri simili è ormai abituato a trovare la matematica ovunque, in ogni possibile anfratto. E non si stupirà del fatto che nel mio libro "Matematica rock. Storie di musica e numeri dai Beatles ai Led Zeppelin" che proprio oggi ha fatto la sua comparsa nelle librerie, abbia scovato la matematica anche dentro le parole di "Space Oddity".

Un momento. "Piccolo spazio pubblicità", come diceva Vasco Rossi.
Il libro è uscito nella ormai ricchissima collana Microscopi della casa editrice Hoepli.
Potete acquistarlo nelle librerie oppure online (per esempio qui e qui).
Per ulteriori informazioni, potete consultare questa scheda sul libro e questo comunicato stampa relativo all'uscita del volume.

In questo video ho annunciato l'uscita del mio libro:



Bene: in "Matematica rock" ho citato "Space Oddity" proprio per una piccola particolarità aritmetica:

Ground Control to Major Tom (ten, nine, eight, seven, six).
Commencing countdown, engines on (five, four, three).
Check ignition and may God’s love be with you (two, one, liftoff).

Un countdown, dunque, cioè un conto alla rovescia. Nel primo capitolo del libro parlo di numeri naturali evocati da canzoni rock, a partire dalla primordiale "Rock Around the Clock", e i numeri del pezzo di Bowie sono uno degli esempi più famosi.
Curiosamente, altre tre apparizioni aritmetiche in brani rock risalgono allo stesso fatidico anno lunare 1969 e appartengono alla produzione dei Beatles: ascoltando "Come Together" si viene infatti a sapere che

One and one and one is three

mentre nei testi di "You Never Give Me Your Money" e in "All Together Now" compaiono conte infantili che sono semplicissimi esempi di progressioni aritmetiche:



One, two, three, four, five, six, seven,
All good children go to heaven.



One two three four,
Can I have a little more?
Five six seven eight nine ten,
I love you.

Tornando a "Space Oddity", l'artista inglese ha più volte ammesso di avere composto la canzone in seguito alla forte emozione provata durante la visione del film di Stanley Kubrick "2001: Odissea nello spazio", uscito nel 1968. Inoltre, interrogato sul significato ultimo del testo, il musicista ha rivelato che il concetto dominante è quello del "sentirsi soli". Infine, l'immagine della base di controllo sembra essere una metafora del grembo materno, della casa a cui si desidera fare ritorno.

"Portare, entro la fine del decennio, un uomo sulla Luna e riportarlo sulla Terra" era stato l'impegno chiesto nel 1961 dal presidente Kennedy.
E nel testo di "Space Oddity", Bowie mette in bocca a Major Tom questa malinconica speranza di tornare a casa sano e salvo:

I think my spaceship knows which way to go
Tell my wife I love her very much she knows

Quella "strada verso casa" fa pensare all'incipit di un'altra canzone dei Beatles, sempre del 1969, ovvero "Golden Slumbers":



Once there was a way to get back homeward. 
Once there was a way to get back home. 
Sleep, pretty darling, do not cry
And I will sing a lullaby. 

Si direbbe uno strano corto circuito tra rock, matematica e Luna. Ma non è finita qui.
Il 12 maggio 2013, l'astronauta canadese Chris Hadfield, al termine della sua permanenza come comandante sulla Stazione Spaziale Internazionale, realizzò il primo video musicale girato nello spazio, cantando proprio "Space Oddity":



La suggestiva performance di Hadfield ricorda un'altra poetica connessione tra rock e spazio: il 4 febbraio 2008 la NASA trasmise in direzione della Stella Polare il segnale sonoro della canzone dei Beatles "Across the Universe", per celebrare il cinquantesimo anniversario della fondazione dell'Agenzia Spaziale americana. Ma in che anno fu pubblicato questo brano dei Fab Four? Che domande, sempre nel leggendario 1969, no?



La contaminazione tra la Luna e la musica rock (e, quando possibile, anche la matematica) va oltre i Beatles e Davide Bowie.
Non si contano, infatti, le canzoni ispirate dal fascino della Luna o che, a vario titolo, contengono riferimenti al nostro satellite.

"Moonchild" è uno dei capolavori contenuti nel meraviglioso album dei King Crimson In the Court of the Crimson King (ormai non serve nemmeno che sottolinei che anche questo disco uscì nel 1969).
Nel video seguente potete ascoltare la prima parte del pezzo.



L'album "lunare" più famoso di sempre è, ovviamente, The Dark Side of the Moon dei Pink Floyd (finalmente cambiamo anno, passando dal 1969 al 1973).
Anche qui non si incontrano soltanto rock e Luna, ma si inserisce anche la matematica.
Nel mio e-book "La matematica dei Pink Floyd" del 2014 avevo raccontato alcuni di questi punti di contatto.
In "Matematica rock" i risvolti matematici della produzione floydiana (al di là dell'album del 1973) vengono analizzati sotto punti di vista nuovi: vi invito a leggere il libro per scoprirli.
Nel libro troverete molto altro, e spero che vi divertirete a leggerlo così come io mi sono divertito a scriverlo.
Buon cinquantenario lunare, e buona #matematicarock a tutti!

martedì 2 luglio 2019

Matematica rock: un sogno dentro un sogno

Atto primo, scena prima. Verona, anni Ottanta. Un adolescente è intento a leggere un saggio di divulgazione di Isaac Asimov: forse Il collasso dell'universo, oppure Civiltà extraterrestri, o un altro ancora. Ha già letto diversi saggi di Asimov, quel ragazzo (che poi sono io trent'anni fa): e tutti con lo stesso grande piacere. Mentre legge, sogna. Sogna di diventare, un giorno, come Asimov, e di scrivere anche lui libri divulgativi così belli.

Atto primo, scena seconda. Primi anni Duemila, un ufficio di una multinazionale, un pc, un telefono collegato a una noiosa (per me) conference call alla quale partecipano, oltre a me, vari colleghi al di qua e al di là dell'Atlantico. Si sta svolgendo l'attività proposta da uno dei componenti del gruppo di lavoro: una specie di gioco di team building, che dovrebbe servire a rafforzare lo spirito di squadra e a migliorare l'efficienza della collaborazione.
A un certo punto, nel corso del gioco, viene chiesto a ciascuno dei partecipanti di dire che cosa vorrebbe essere in futuro. Ecco, tocca a me. Non ho tempo per pensarci e rispondo di getto: I'd like to be a writer.

Atto secondo, scena prima. Gennaio 2014. Esce l'e-book La matematica dei Pink Floyd, scritto da quel ragazzo che leggeva Asimov e partecipava alle noiose conference calls. Ho realizzato il sogno? No, o per lo meno non del tutto. Quel saggio è esclusivamente digitale. Inoltre è breve. Un as-saggio, insomma, anche se il successo sarà sorprendente, con più di mille copie vendute. Ma c'è ancora molta strada da fare.

Atto secondo, scena seconda. Oggi, 2 luglio 2019. Mancano esattamente dieci giorni. Il 12 luglio uscirà Matematica rock, il mio primo libro cartaceo. Il coronamento di un'idea che ho coltivato per anni. Ora sì che posso considerare esauditi il mio sogno degli anni Ottanta e quello degli anni Duemila. Sono profondamente grato alla prestigiosa casa editrice Hoepli, che ha creduto fin da subito al mio progetto e ha apprezzato il mio lavoro. Matematica rock entrerà a far parte della famosa collana Microscopi.

Di cosa parla il mio libro? Be', lo spiego nell'introduzione:
Questo è soprattutto è un libro che racconta storie: storie di band che si formano e si sciolgono, di canzoni famosissime nate da colpi di genio, di testi enigmatici, di provini e di sessioni di registrazione passate alla storia, di errori e di litigi, di rock star che sono anche geni matematici e di professori di matematica che diventano pop star. Storie in cerca di un finale e finali che arrivano grazie alla matematica.


Già, perché il mondo della musica rock è davvero pieno di storie. Io mi sono divertito molto a cercarle, a scoprirle e a raccontarle. E il bello è che molte di queste storie, incredibile a dirsi, richiamano argomenti matematici.

Dal mondo aritmetico di “Rock Around the Clock” all'idea di usare i numeri primi per rendere perfetto e trascinante il ritmo di “We Will Rock You” dei Queen, dalle vertigini autoreferenziali di  “I Feel Fine” dei Beatles al mistero dell’accordo iniziale di “A Hard Day’s Night”, entrambi chiariti grazie alla matematica, dai numeri di Fibonacci usati dai Genesis alla geometria del celebre quarto album dei Led Zeppelin, passando anche per i Coldplay, per i Radiohead e per molti altri gruppi e artisti: le storie sono tante e preziose per affrontare la matematica con un approccio originale.

Ecco cos'è il libro. Un viaggio insolito alla scoperta della matematica in un’ambientazione rock. Ho raccolto i 14 capitoli in quattro parti tematiche (aritmetica e algebra, statistica e calcolo combinatorio, geometria e topologia, analisi), ma non immaginatevi un tradizionale libro di matematica.
Il libro è già prenotabile, per esempio qui oppure qui (e in tutti gli altri negozi online).

Se il mio antico sogno è stato realizzato, non è certo il momento di smettere di sognare.
Per restare in tema rock, potrei far mio il monito degli Aerosmith: "Dream on", ovvero "Continua a sognare".
Per esempio, sogno che qualcuno, leggendo il mio libro, faccia come quel ragazzo degli anni Ottanta, ovvero sogni anche lui di diventare, un giorno, uno scrittore.
"Un sogno dentro un sogno", insomma, per citare Poe (e, lo scoprirete, anche il titolo di uno dei capitoli del mio libro).
Buona matematica rock a tutti!

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