martedì 26 novembre 2013

Parole informatiche: blog

C'era una volta...
- Un re! - diranno subito i miei piccoli lettori.
No, ragazzi, avete sbagliato. C'era una volta un pezzo di legno. 


Come continua questa storia? Con il falegname Mastro Ciliegia, che dona il pezzo di legno parlante a Maestro Geppetto? Con il burattino ribelle che Geppetto decide di scolpire? Con il Grillo Parlante, Mangiafuoco, il Gatto e la Volpe, la Fata Turchina, Lucignolo e il Pescecane?
No, niente di tutto questo. Avete sbagliato storia.
La storia prosegue con un marinaio inglese del sedicesimo secolo, che getta in mare quel pezzo di legno.
In mare? E perché mai?
Perché qualche decennio prima un portoghese, tale Bartolomeu Crescencio, ha inventato un nuovo modo per misurare la velocità della nave. Si prende una fune annodata a intervalli regolari, la si avvolge a una bobina, e si lega un pezzo di legno alla fune; poi si butta il ceppo in acqua e lo si lascia galleggiare a fianco della nave.
Non appena la nave comincia a muoversi, la fune si srotola.
La velocità della nave viene determinata con buona approssimazione in funzione della porzione di fune che si è srotolata.
Per fare questa misurazione, il nostro marinaio inglese sta contando il numero di nodi che passano nelle sue mani in un certo intervallo di tempo.

Molto ingegnoso, non c'è che dire. Gli uomini di mare sono contenti perché in questo modo si può calcolare facilmente la velocità della nave e quindi le distanze coperte durante i viaggi.
Vi eravate mai chiesti perché ancora oggi l'unità di misura della velocità delle navi è il "nodo"? Se non lo sapevate, ora l'avete capito.

Un'altra cosa che è interessante sapere è che il nostro amico marinaio del sedicesimo secolo chiama il pezzo di legno con una parola molto breve: log.
Log è parola dell'inglese arcaico, di origine sconosciuta ma già utilizzata all'inizio del XIV secolo.
Significa semplicemente "grosso ceppo di legno", "ciocco", "tronco". 

D'altra parte con questo significato viene utilizzata ancora oggi: prova ne è il testo della beatlesiana "A hard day's night", in cui John Lennon canta:

It's been a hard day's night
And I've been working like a dog.
It's been a hard day's night
I should be sleeping like a log.


ovvero:

È stata la sera di una giornata faticosa
E ho lavorato come un cane.
È stata la sera di una giornata faticosa
E dovrei già dormire come un ciocco.



Ecco che il nostro marinaio, come tutti i suoi colleghi, chiamano log il ceppo utilizzato per misurare la velocità della nave, e chiama log-book, o anche semplicemente log, il libro di bordo sul quale vengono annotate le misurazioni.
Col passare del tempo il log-book diventa un registro molto più ricco, contenente anche altri tipi di informazioni operative: ad esempio le condizioni atmosferiche, i tempi in cui avvengono determinati eventi, gli  incidenti verificatisi, i membri dell'equipaggio, i porti ai quali la nave attracca, e così via.

È facile comprendere come il termine log sia stato importato dal gergo informatico con il significato di registro delle operazioni che vengono eseguite da un certo programma. Con mille diverse sfumature semantiche, il termine log è oggi utilizzato frequentissimamente nell'ambito informatico.

E il blog? La parola indica un sito web come quello che state leggendo, caratterizzato solitamente da una unica pagina ad espansione verticale, nella quale vengono pubblicate in tempo reale notizie, informazioni, opinioni o storie di ogni genere, di solito visualizzate in ordine cronologico inverso (dall’articolo più recente al più vecchio). Il termine è una contrazione di web log, cioè "registro web": si tratta appunto di una registrazione cronologica, di una sorta di diario, gestito da una o da più persone.

Al posto del nostro amico marinaio del sedicesimo secolo abbiamo oggi un modernissimo blogger, e la blogosfera ha preso il posto dell'azzurro mare solcato dal galeone inglese.
Ma anche nel web si naviga: e il cerchio si chiude.

giovedì 14 novembre 2013

Carnevale della Matematica #67 sul Coniglio Mannaro

È sempre un bel momento quando a ospitare il Carnevale della Matematica si fa avanti un nuovo blogger. Quando poi il nuovo blogger è uno di quelli tosti, pieni di idee geniali e prolifico di bei progetti, il momento si fa davvero memorabile. Ebbene, oggi è uno di quei momenti, perché ad allestire il Carnevale numero 67 sono stati Spartaco Mencaroni e il suo Coniglio Mannaro!
L'incipit dell'edizione odierna è di quelle da ricordare a lungo:

Cosa c’è, Coniglio? Che ti piglia?
Non è da te restare chiuso nella tua tana, tremante con le orecchie basse, annusando l’aria titubante, mentre fuori c’è tutta questa gente.
Non li conosci? Non è vero, alcuni di loro sono amici di vecchia data.
Guarda, molti di loro ti hanno suggerito sogni e storie, e qualcuno ha anche partecipato al Carnevale della Letteratura che abbiamo ospitato.
Insomma, Coniglio, ma che figura! Abbiamo invitato i Carnevalisti Matematici e loro sono venuti a trovarti! Ti rendi conto che non puoi restare chiuso qui dentro? E’ una cosa inaccettabile!
Che dici? Ti vergogni? Ma come “non so niente di matematica!”
Hai perso il senno.

E così via. Il tema scelto per questa edizione è "la matematica e gli organismi viventi". Spartaco accompagna il Coniglio e noi in un viaggio affascinante, alla scoperta delle relazioni che legano la matematica alla vita: dalla teoria combinatoria presente nella molecola del DNA alle strutture geometriche che ritroviamo nei petali dei fiori, nelle foglie intorno agli steli e nelle conchiglie, dalle regolarità matematiche riscontrabili nel moto sanguigno al moto intelligente degli uccelli durante le migrazioni. E chi più ne ha più ne metta.

Per la seconda volta consecutiva, Mr. Palomar ha il privilegio di aprire la carrellata dei blogger contributori. Sono quattro i post segnalati: "Buon compleanno, Calvino!", "Intervista ai Rudi Mathematici""I premi Turing: Maurice Wilkes" e "Meno male che l‘algoritmo c‘è" (che ha riscosso un gran numero di visite negli ultimi giorni).
Ma soprattutto meritano di essere ricordati gli altri contributori, brillantissimi e generosi di spunti appassionanti. Non manca (quasi) nessuno: il Blogghetto di Dioniso Dionisi, Roberto Zanasi e il suo Proooof, il blog Science4Fun, gli immancabili Rudi Matematici, Scienza e Musica di Leonardo Petrillo, Marco Fulvio Barozzi alias Popinga, Gianluigi Filippelli con DropSea, il fondatore Maurizio .mau. Codogno con le sue Notiziole, Annarita Ruberto e il suo Matem@aticamente, Con le mele – con le pere di Jean Morales, e Roberto Natalini con MaddMaths!, che ospiterà il rpossimo Carnevale con il tema non vincolante "Il tempo".
Ci sono perfino due new entry: Martino Sorbaro con il promettente blog Termueske, Pietro Vitelli con il suo sperimentale ma interessante Unclepetros.
Orsù dunque, correte a leggere il Carnevale del Coniglio!
Un grande grazie a Spartaco e a tutti i partecipanti. E lunga vita al Carnevale della Matematica!

giovedì 7 novembre 2013

Meno male che l'algoritmo c'è

Ieri mattina, mentre facevamo colazione, mia moglie mi ha fatto leggere il "Buongiorno" di Massimo Gramellini apparso oggi sul sito della "Stampa". Già il titolo mi ha fatto andare un po' di traverso la fetta di torta che stavo mangiando: potete capire che iniziare la giornata con un articolo intitolato "Abbasso gli algoritmi" non è cosa graditissima a un informatico.
Lo spunto era una recente ricerca compiuta da due ricercatori americani. Gramellini, tra disprezzo e indifferenza, non li nomina mai, ma si chiamano Lars Backstrom e Jon Kleinberg. Secondo la descrizione che ne è stata data dalla stampa qualche giorno fa, i due scienziati hanno progettato un algoritmo che sarebbe in grado di predire la durata di una coppia.
Come scrive il giornalista:
In sintesi: chi ha molti amici e li condivide con il proprio partner costruirà un legame resistente, mentre chi separa la sfera degli amici da quella del partner farà morire il rapporto d’asfissia.

Banale, dice Gramellini, serviva un algoritmo per arrivare a una simile ovvietà? E avrebbe ragione, se davvero fosse solo questo il risultato della ricerca. In realtà, andando a leggere l'articolo di Backstrom e Kleinberg, ho scoperto che la questione della resistenza dei legami di coppia è solo un aspetto marginale della ricerca, che non viene nemmeno menzionato nell‘abstract. La tesi principale, invece, è il fatto che all‘interno di una rete che modella un insieme di relazioni sociali, i legami di coppia sono solitamente riconoscibili grazie a particolari caratteristiche topologiche.
Ecco quello che, a mio parere, è il primo errore di Gramellini: non aver compiuto un minimo di ricerca per verificare l‘attendibilità delle fonti. Al contrario si è fidato della lettura superficiale e distorta che avevano dato alcuni suoi colleghi, sulla quale si è poi basato per emettere una sentenza definitiva di inutilità dello studio dei due americani.

Ma c'è almeno un altro errore, secondo me: quello di farsi guidare da un (purtroppo molto diffuso) senso di superiorità della cultura umanistica rispetto a quella scientifica, e dalla assurda convinzione che ciò che è scientifico è per forza arido, grigio, privo di passione. Il non possedere una sufficiente preparazione scientifica e una sensibilità per questo genere di conoscenza non dovrebbe portare a sminuirla a priori, sottovalutando le sue conquiste e disprezzando i suoi protagonisti. Scrive Gramellini:

La dittatura dell’algoritmo è l’ultimo rifugio di un certo tipo di persone, per lo più maschi intellettuali con il cuore a forma di granchio e gli occhi a forma di dollaro, che non riuscendo più a sentire niente si illudono di domare le loro insicurezze con una serie di algide formulette attinte dalla marea di dati personali che le nuove tecnologie mettono a disposizione.
Ormai esiste un algoritmo per tutto: il giornale perfetto, il pranzo perfetto, il delitto perfetto. Questi aridi manichini del sapere moderno pensano di controllare la realtà, racchiudendola in una previsione statistica che consenta di anticipare i comportamenti umani per offrirli in pasto ai pubblicitari. Poi per fortuna arriva sempre qualcuno posseduto dal coraggio e dalla sana follia della passione che tira un calcio agli algoritmi e, azzardando ciò che nessuno aveva ancora previsto, ci salva. E li frega.

Gramellini, che peraltro io considero un valente giornalista e del quale, in più di una occasione, ho apprezzato la profondità d'animo e il coraggio intellettuale, qui commette un clamoroso scivolone. Mosso dal suo consueto sentimentalismo ma soprattutto da un insolito (e poco spiegabile) astio nei confronti degli scienziati, giudica, insulta, generalizza.
Aridi manichini del sapere moderno? Occhi a forma di dollaro? Cuore a forma di granchio? Come se fare scienza fosse sinonimo di avidità economica e di insensibile cinismo. Mi sa che il granchio (e anche grosso) stavolta l'ha preso Gramellini.