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mercoledì 14 dicembre 2016

Carnevale della Matematica #104

 Canta allegro, canta, canta

Benvenuti all'edizione n. 104 del Carnevale della Matematica, la quinta ospitata da Mr. Palomar.
Anche nel 2015 era capitato a queste pagine ospitare l'illustre rassegna di contributi a sfondo matematico durante il mese di dicembre. Visto  che la curiosa evenienza si è verificata anche quest'anno, ho ritenuto opportuno proporre un tema di atmosfera natalizia: senza molto fantasia, la scelta è caduta su "stelle, nastri, palle, alberi, code e altre suggestioni matematico-natalizie".
Forse giustamente, pochi dei partecipanti si sono lasciati vincolare da questa traccia, ma noi veterani del Carnevale sappiamo bene che non succede mica niente se si va fuori tema: anzi, non ditelo a nessuno, ma quasi quasi è meglio.
Il Carnevale della Matematica, idea sempre luminosa del mai abbastanza lodato .mau., ha ormai ampiamente superato quota cento, ma non dimostra certo la vetustà di un ultracentenario: come un giovane e vispo virgulto, canta allegro ("canta, canta"), e lo fa sulle vivaci note della cellula melodica dell'amico Flavio "Dioniso" Ubaldini:


Prima di iniziare a scorrere i contributi, vediamo, com'è nella tradizione del Carnevale, alcune proprietà matematiche del numero 104.
Naturalmente, si tratta di un numero pari (quindi, a maggior ragione, non primo ma composto, ragion per cui il motto gaussiano di cui sopra è composto da più parole): i suoi divisori sono 1, 2, 4, 8, 13, 26, 52 e lo stesso 104. Poiché i divisori sono 8, e 8 è uno di loro, si dice che 104 è un numero rifattorizzabile o un numero tau. Essendo pari alla somma di alcuni dei suoi divisori (104 = 1 + 4 + 8 + 13 + 26 + 52), è anche un numero semiperfetto. Perfetto non è, perché sommandoli tutti si va oltre 104 (per questo è detto anche numero abbondante).
Assieme al suo consecutivo 105, forma una coppia di Ruth-Aaron, in quanto la somma dei loro fattori primi senza considerare l'esponente è in entrambi i casi 15.
Compare nelle terne pitagoriche (40, 96, 104), (78, 104, 130), (104, 153, 185), (104, 195, 221), (104, 330, 346), (104, 672, 680), (104, 1350, 1354) e (104, 2703, 2705).
Può essere scritto come somma di quadrati, dato che 104 = 102 + 22.
Infine, è il più piccolo numero di segmenti lineari unitari che possono esistere in un piano, dove quattro di loro si toccano ad ogni vertice.

Uscendo per un attimo dal seminato matematico, dal 2008 è attivo a Parigi un importante centro culturale ed espositivo di 39000 m². Esso è situato in un edificio industriale ottocentesco, un tempo servizio comunale di pompe funebri: trovandosi al numero 104 di Rue d’Aubervilliers, ha preso il nome di "Cent Quatre".

104 è anche il numero di sinfonie di Joseph Haydn (o per lo meno il numero ufficialmente riconosciuto, dato che sicuramente il grande compositore ne scrisse di più).
La più famosa di queste sinfonie è la Sinfonia n. 45 in Fa diesis minore, scritta nel 1772 per il principe Nikolaus Esterházy. Quando la composizione venne eseguita la prima volta, a Eszterhaza, la residenza estiva del principe, nell'adagio finale i musicisti a turno smisero di suonare, spensero la candela del loro leggio e lasciarono la sala: il pezzo fu terminato soltanto da due violini con sordina, uno dei quali era suonato dallo stesso Haydn. Pare che con questo gesto il compositore volesse far capire al principe che il soggiorno a Eszterhazasi era prolungato a dismisura, e tutti i musicisti desideravano tornarsene al più presto presso le loro famiglie. Per questo motivo la sinfonia è universalmente nota come "Sinfonia degli addii".


E veniamo finalmente ai contributi.
Annalisa Santi, dal suo blog Matetango, mi segnala una Intervista Impossibile a Babbo Natale. Come mi scrive la stessa autrice, l'intervista nasce dalla constatazione che ogni bambino prova una grande delusione nel momento in cui scopre che Babbo Natale non è reale: ebbene, l'antidoto a tale dispiacere potrebbe essere un ragionamento fisico-matematico. Come suggerisce la stessa Annalisa, l'intervista potrebbe stimolare anche i più grandicelli a curiosare sui temi della fisica quantistica.

Flavio Ubaldini, noto anche come Dioniso Dionisi, recentemente divenuto anche apprezzato autore teatrale, nonché autore del blog Pitagora e dintorni, non si limita a fornire generosamente la sopra menzionata cellula melodica, ma contribuisce con alcuni suoi lavori.
In particolare, mi segnala Gli n-ternologi su Mathematics in Europe, in cui sottolinea che mentre qualcuno ne esce, il suo blog entra in Europa. Il sito Mathematics in Europe, infatti, ha pubblicato The concept of n-triplewatch, versione inglese del suo post Orologi con terne di singole cifre (n-ternologi) (che era stato seguito da N-ternologi: il 2-ternologio completato).
Flavio propone anche N-ternologi: il 2-ternologio semplificato
in cui racconta come, in seguito alla pubblicazione dell'articolo su Mathematics in Europe, Lorenzo Folcarelli, un giovane studente del Politecnico, abbia proposto una nuova 2-ternoformula per il numero 7.

Roberto Zanasi, dal glorioso blog Gli studenti di oggi
(quello che, per inciso, sarà eternamente ricordato per avere ospitato la prima edizione del Carnevale della Matematica, ormai più di 8 anni fa) offre La Formula del piccolo Gauss senza parole, con un bell'albero di Natale illuminato.

E veniamo ad Alice Riddle (al secolo Francesca Ortenzio), Rudy d'Alembert (all'anagrafe Rodolfo Clerico) e Piotr Rezierovic Silverbrahms (pseudonimo di Piero Fabbri), ovvero gli inimitabili Rudi Matematici. Mi scrivono chiedendo perdono per la fretta con cui mi inviano i loro contributi, ma al tempo stesso mi (ci, vi) regalano una serie di post che come al solito brillano per fantasia e intelligenza.
Il tradizionale Compleanno è dedicato a Norbert Wiener, ed è un pezzo che spazia in modo geniale e gustosissimo tra barzellette sui fisici e sugli ingegneri, circuiti elettrici, sciacquoni e cibernetica. Come sottolineano i tre Rudi, è anche ricchissimo di esempi di retroazione o feedback.
Per la serie dei Giochi del Capo, ecco una nuova puntata, Rien ne va plus 4 - Ogni tanto, va bene a tutti e due, in cui si parla di giochi finiti dove tuttavia si possono incontrare situazioni di loop potenzialmente infinito.
Si prosegue con MacBeth, un articolo che descrive un gioco molto simile all’Othello, al punto che il suo autore ha deciso di battezzarlo con un altro titolo di tragedia shakespeariana.
Infine, Il problema di novembre (579) - Vampiri lineari e quadratici, ovvero il classico post con la soluzione dell'ultimo problema proposto su Le Scienze.
I Rudi fanno poi sapere che il prossimo numero di RM, la rivista fondata nell'altro millennio, è in ritardo ma arriverà presto!

Tocca ora a Math is in the Air, blog divulgativo sulla matematica applicata, sempre molto ricco di spunti interessanti.
Davide Passaro mi comunica che lui e gli altri autori hanno deciso di contribuire con post "belli corposi, in modo che tutti abbiano qualcosa da leggere sotto l'albero mentre mangiano fritti, panettoni e dolci vari!"
Il primo articolo di Davide Passaro ha come titolo I colloqui con i genitori di un insegnante di matematica: la stupidità non è ereditaria. In questo articolo si parla del ruolo della matematica nella società e dell'unica esperienza più temibile di una riunione di condominio o di una fila alla posta: i colloqui fra genitori e professori.

Simulazione con Python: un esempio del profilo di temperatura nel tempo (Parte 2), di Rosario Portoghese, prosegue una serie dedicata alle equazioni differenziali e alla loro discretizzazione usando il linguaggio Python. Il tema è la simulazione dell'equazione di diffusione del calore.
La storia di Pi Greco: intervista recensione a Pietro Greco [Parte 1] è un'intervista al giornalista e divulgatore scientifico Pietro Greco, che parla del suo libro "Storia di Pi Greco" e riflette sulla sua esperienza di giornalista, sull'editoria e sul percorso di divulgatore scientifico.
Teoria dei giochi: il problema delle coppie è un articolo di Giulia Bernardi che prosegue la serie sulla teoria dei giochi. In questo caso si parla del problema delle coppie e di come la matematica può aiutare a trovare il giusto partner.

Completa l'elenco delle segnalazioni di "Math is in the air" il post Kaggle: The Home of Data Science, nel quale Andrea Capozio spiega cosa è Kaggle, una piattaforma online dedicata alle competizioni tra modelli predittivi e analitici.

Non sarebbe un normale Carnevale della Matematica se MaddMaths! non contribuisse con la sua consueta lunghissima serie di articoli di elevata qualità.
Si parte con Sono usciti i risultati dell'indagine OCSE-PISA 2015: nei giorni scorsi, sul sito https://www.oecd.org/pisa, sono stati resi noti i risultati dell’indagine OCSE-PISA 2015. PISA è l’acronimo di Programme for International Student Assessment, ed è un’indagine internazionale triennale volta a valutare le competenze dei quindicenni in scienze, matematica e lettura. L’indagine ha assunto una rilevanza planetaria sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo: molto spesso infatti i risultati e le comparazioni tra Paesi sono motivo di dibattito sulla qualità dell’educazione, e talvolta influenzano le scelte di politica educativa.
In La marcia dei piccoli pinguini di Phillip Island si racconta di come alcuni ricercatori italiani di matematica abbiano osservato i piccoli pinguini di Phillip Island in Australia e abbiano trovato un modello matematico per descrivere il modo con cui tornano a casa (spoiler: ogni tanto qualche pinguino entra in crisi).
L'articolo La CIIM dice la sua sulla seconda prova dell'Esame di Stato relaziona sui lavori della Commissione Italiana per l’Insegnamento della Matematica dell'Unione Matematica Italiana (CIIM), che ha proposto un documento sulla questione dell'esame di Stato. Molti ritengono che quest'anno l'esame potrebbe vertere (per la prima volta nella storia del Liceo scientifico di ordinamento) sulla fisica invece che sulla matematica. Questo ha scatenato svariate reazioni nelle comunità vicine al mondo della scuola. MaddMaths! ha inteso dare spazio alla vicenda, alle varie opinioni in merito e agli sviluppi, partendo dal documento della CIIM.
Per quanto riguarda l'Angolo Arguto, MaddMaths! mi segnala Alla mostra di Escher al Palazzo Reale di Milano: Giuseppe Rosolini è andato a Milano a vedere la mostra del celebre artista olandese, e gli è piaciuta (ci ha incontrato anche Fabio Fazio, mi riferisce Roberto Natalini, ma questo Rosolini non lo scrive).


In Ripetizioni - Puntata 8: "Pane" di Davide Palmigiani, si parla di pane, frazioni, antico Egitto e ... Festival della scienza di Genova.
L'articolo Scuola Astre #3 - La teoria dei giochi e l’attività della Pubblica Amministrazione presenta il terzo elaborato della Scuola Astre, proposto da Andrea Renzi, del corso di laurea in Giurisprudenza.
Ricordo di Jean-Christophe Yoccoz, scritto da Stefano Marmi, giunge in seguito alla prematura scomparsa, avvenuta il 3 settembre scorso, di un grande scienziato e di un grande uomo.
In Il Club Segreto dei Triangoli Diversi e il problema dell’area, Fabrizio Calimera, Alessia Cristofanilli e Giulio Codogni descrivono una loro esperienza di teatro e matematica, e in dettaglio raccontano di come, in questo contesto, abbiano provato ad affrontare il problema dell'area.
Infine, se siete dei "buoni boccali" inglesi e volete assaggiare tutte, ma proprio tutte, le birre offerte dai pub del Regno Unito, ora la matematica vi viene in soccorso. Scopritelo in Ecco il "birra tour" perfetto tra i pub inglesi.

Se un Carnevale non può privarsi di MaddMaths!, ancora più imprescindibile è l'apporto del Fondatore, ovvero Maurizio .mau. Codogno, autore non di un solo blog ma almeno di due: quello sul Post, che porta semplicemente il nome del suo autore, e le Notiziole di .mau.
La produzione codogniana dell'ultimo mese è, come sempre, abbondante (anche se Maurizio mi scrive "poca roba stavolta").
Sul Post abbiamo la pillola Pubblicare da morti, con l'ultimo articolo scritto da Ron Graham e Steve Butler insieme a... Paul Erdős, morto vent'anni fa; e il post Più errori nel previsto (negli USA) dove .mau. racconta degli errori nei sondaggi americani.
Sulle Notiziole, al solito ci sono tanti quizzini della domenica: Lancette quasi sovrapposte, Bilancia taroccata, Frase autodefinita e Lavaggio auto. Codogno mi invia anche due recensioni: La magia della matematica (un approccio un po' diverso alle nozioni di matematica nelle scuole superiori) e Reflections: The Magic, Music and Mathematics of Raymond Smullyan (teoricamente un'autobiografia di Smullyan, praticamente, a parere di .mau., una delusione). Per finire, ecco anche Chi ha votato per Trump?, dove vengono spiegati alcuni possibili errori statistici che in genere passano inosservati.

Il blog Al Tamburo Riparato
mi propone Rivoltare una sfera: un contributo sul problema topologico dell'eversione di una sfera. Nell'articolo si parla anche di Stephen Smale: il matematico che, nel 1958, dimostrò che è possibile rivoltare una sfera senza praticare buchi o tagli. Il post si conclude con un valzer di Josef Strauss denominato, non a caso, "musica delle sfere".

Gianluigi Filippelli, autore di DropSea, tiene a precisare che nell'ultimo mese non ha scritto molto: l'unico suo dono al Carnevale di dicembre è Mondo matematico: la crittografia, una recensione/approfondimento particolarmente interessante sul libro "Matematici, spie e pirati informatici" della collana "Mondo Matematico".

Chiudo ricordando (autoreferenzialmente) i due post usciti negli ultimi giorni su queste pagine.
Gli enigmi di Coelum: Natale su Ganimede è l'ennesima puntata della serie sui miei problemi astro-matematici pubblicati negli anni scorsi sulla rivista Coelum. Questa volta è di scena un problema di ambientazione natalizia, con un Babbo Natale intento a svolazzare per il sistema solare a portare regali ai bambini buoni. Moebius di Natale, invece, riesuma un mio vecchio post sui nastri di Moebius, parlando anche dei miei laboratori matematici per bambini.

Ringrazio di cuore tutti gli amici che hanno contribuito al Carnevale con l'abituale bravura e generosità. Appuntamento all'anno nuovo per la prossima edizione. Evviva il Carnevale!

lunedì 12 dicembre 2016

Moebius di Natale

In un mio vecchio post di 5 anni fa parlavo di nastri di Moebius e di alberi di Natale.
Un lustro dopo, ho il piacere di presentarvi un video nel quale illustro le meraviglie della celebre striscia.
Il video è stato realizzato per promuovere il mio laboratorio "Matemagica", che negli ultimi anni ho proposto numerose volte presso scuole e biblioteche. Con un manipolo di amici, abbiamo raccolto in un catalogo questa e altre proposte (laboratori didattici e spettacoli, non solo di matematica e informatica ma anche di geologia, educazione ambientale, chimica, cultura dell'informazione, musica e letteratura), e abbiamo denominato il progetto "Pitecum".
Un nome che sta a indicare una simpatica e curiosa scimmietta (un "piteco"), ma che trasmette pure un messaggio un po' folle che a noi piace molto: qualcosa come "il pi greco sia con te". 
Se vi interessano i nostri laboratori e i nostri spettacoli, contattateci al nostro indirizzo di posta elettronica, o mandateci un messaggio alla nostra pagina Facebook.
Il video sulla striscia di Moebius, e altri filmati analoghi, relativi ad altri laboratori inclusi nel catalogo del Progetto Pitecum, sono stati realizzati da Adriano Bianchi, in collaborazione con il GDS Dolomiti "E. Fermi". Questi video saranno presto pubblicati anche sul sito Redooc.com, assieme a nostri testi e lezioni illustrative.
Buon divertimento con i laboratori di Pitecum!

domenica 11 dicembre 2016

Gli enigmi di Coelum: Natale su Ganimede

Proseguendo la serie dedicata ai miei enigmi pubblicati in passato sulla rivista "Coelum", ho pensato di non rispettare, per la prima volta, l'ordine di pubblicazione degli articoli: questo allo scopo di offrirvi ora, in dicembre, il pezzo più "natalizio" che abbia mai pubblicato sulla suddetta rivista, evitandone così una inopportuna uscita intorno a Ferragosto.

Prendete un foglio di carta. Disegnate a caso alcuni punti, e colorate di rosso uno di loro. Immaginate ora che il punto rosso rappresenti il punto di partenza e di arrivo di un tragitto che deve necessariamente toccare anche tutti gli altri punti, ciascuno una e una sola volta.
Ora, se esaminate il vostro foglio, vi accorgerete che, molto probabilmente, esistono numerosi tragitti che soddisfano i requisiti: tutti partono dal punto rosso, passano attraverso tutti gli altri (ciascuno esattamente una volta), e finiscono di nuovo sul punto rosso. Il bello è che i percorsi possono avere lunghezze diverse. Il vostro compito è trovare il tragitto più breve tra tutti quelli ammissibili.
Ogni percorso possibile è formato da una sequenza di segmenti consecutivi, ciascuno dei quali congiunge tra di loro due punti. Per stabilire qual è il percorso più breve, dovete armarvi di righello (e di pazienza), prendere in esame tutte le soluzioni possibili e di ciascuna misurare la lunghezza totale (equivalente alla somma delle lunghezze dei singoli segmenti che congiungono i punti): in questo modo il problema si riduce alla fine a un confronto tra tutte le soluzioni trovate.
Una formulazione più rigorosamente matematica richiede che vengano specificate in partenza le distanze esistenti tra tutte le possibili coppie di punti. Ciò è necessario perché le coppie di punti connesse da segmenti in una certa soluzione sono in generale diverse dalle coppie congiunte in un’altra soluzione. I matematici chiamano grafo completo una rete di punti corredata di queste informazioni sulle distanze tra punti.
Il problema che ho descritto è noto come “problema del commesso viaggiatore”. È uno dei problemi classici della teoria dei grafi, e trae il suo nome dall’interpretazione tipica che viene data: un commesso viaggiatore deve visitare una serie di città (ciascuna esattamente una volta) partendo da una di esse e terminando il suo giro nella stessa città di partenza, scegliendo però il viaggio più breve possibile.
Ad esempio, consideriamo il grafo completo della figura qui sotto. Supponiamo che ognuno dei 4 nodi corrisponda a una città, e che gli archi che congiungono i nodi tra di loro rappresentino le strade che collegano una città all’altra.
Su ogni strada viene indicata la sua lunghezza (ad esempio in km). Consideriamo la città 1 come punto di partenza e di arrivo dei tragitti.

Un possibile percorso è quello che attraversa, nell’ordine, le città 1 – 4 – 2 – 3 -1. Se fate la somma dei numeri indicati sugli archi interessati, scoprite che la lunghezza complessiva di questo percorso è 95 km. Un altro percorso possibile è 1 – 3 – 4 – 2 – 1, la cui lunghezza è 80 km. Il secondo percorso, quindi, è migliore del primo.
Quanti sono i possibili percorsi che dobbiamo considerare? Il loro numero equivale al numero di possibili permutazioni dei nodi del grafo completo privato del nodo di partenza e di arrivo (che sicuramente deve trovarsi all’inizio e alla fine della sequenza), cioè al numero di modi di mettere in fila questi 3 nodi. Ebbene, non è difficile dimostrare che il numero di permutazioni di un insieme di N elementi è dato dal fattoriale di N, che si indica con il simbolo N! e che corrisponde al prodotto di tutti i numeri interi compresi tra 1 e N. Nel nostro esempio di grafo con 4 città, i nodi in questione sono N = 3, e quindi le possibili soluzioni sono pari a N! = 3! = 3 × 2 × 1 = 6.

Per risolvere il problema, dovremmo misurare la lunghezza di ciascuno dei possibili 6 percorsi, e alla fine potremmo stabilire qual è il più breve in assoluto.
Finché i nodi del grafo (cioè le città) sono soltanto 4, o comunque molto poche, il numero di soluzioni possibili è abbastanza limitato, ed è quindi possibile esaminarle tutte, magari conl’ausilio di un programma informatico. Purtroppo, però, il fattoriale è una funzione che cresce molto rapidamente (vedi tabella): già con 8 città le alternative sarebbero 40.320, con 10 città salirebbero a 3.628.800, e con 20 città si arriverebbe a più di 2 miliardi di miliardi!
Anche impiegando computer potentissimi, il problema diventa ben presto intrattabile, e sono necessarie tecniche di approssimazione (o euristiche) per la ricerca delle soluzioni.

Qualche lettore affezionato ricorderà che nel primo articolo della rubrica Moebius, uscito nel numero di luglio-agosto 2013, avevo parlato di due celebri rompicapi matematici: le torri di Hanoi e il gioco icosiano. L’inventore di quest’ultimo fu Sir William Rowan Hamilton, che nel 1857 descrisse il gioco durante una riunione della British Association for the Advancement of Science.
Il rompicapo consisteva nel trovare un cammino che toccasse tutti i vertici di un dodecaedro (uno dei solidi platonici, da me trattati nel numero di settembre 2014), percorrendo ciascuno degli spigoli esattamente una volta. Nelle due figure sono mostrati la confezione originale del gioco e una soluzione.

Il gioco icosiano è, evidentemente, una particolare variante del problema del commesso viaggiatore, in cui il grafo di partenza non è completo, cioè è possibile utilizzare solo alcuni archi (quelli che corrispondono a spigoli del dodecaedro) e non altri.
Il problema generale del commesso viaggiatore, invece, fu analizzato negli anni Trenta del XX secolo dopo dal matematico austriaco Karl Menger, famoso soprattutto per aver descritto un particolare frattale tridimensionale noto come “spugna di Menger”.
L’ormai popolare riferimento alla figura del “commesso viaggiatore” nel nome classico del problema fu un’intuizione del matematico americano Hassler Whitney.

Per cercare di risolvere il problema del commesso viaggiatore (o “travelling salesman problem”, TSP, all’inglese), fino agli anni ‘50 del secolo scorso si utilizzò sempre il cosiddetto metodo di “forza bruta”, cioè l’enumerazione esaustiva di tutti i percorsi possibili e la comparazione delle rispettive lunghezze: ciò rendeva del tutto impensabile la risoluzione del problema con un numero di nodi appena superiore a una decina.
Nel 1954 i matematici americani George Dantzig, Ray Fulkerson e Selmer Johnson proposero un metodo alternativo, basato sulla tecnica dei piani di taglio, per risolvere il problema in modo più efficiente: così facendo riuscirono a trovare un percorso ottimale attraverso le 48 capitali degli Stati Uniti (Alaska e Hawaii non erano ancora diventati Stati a tutti gli effetti) più Washington, capitale federale.
La soluzione migliore, come scoprirono i tre matematici, era quella illustrata in figura.



Nel 1962, la Procter & Gamble lanciò un concorso tra i suoi clienti: per aggiudicarsi il premio in palio, si doveva risolvere il problema del commesso viaggiatore su una rete con 33 città.
Ulteriori progressi vennero ottenuti nei decenni successivi, sfruttando la crescente potenza dei computer ma soprattutto le tecniche via via più raffinate che i ricercatori riuscirono a sviluppare. Si cominciò così a risolvere il problema anche con molte migliaia di nodi.

Nel numero 187 di Coelum, la rubrica Moebius ha rivestito il classico problema del commesso viaggiatore di un’ambientazione al tempo stesso interplanetaria e natalizia: la sfida consisteva nell’aiutare Babbo Natale a trovare un percorso ottimale per portare regali a tutti i bambini buoni del Sistema Solare.
Più precisamente, il contesto fantascientifico da me ipotizzato prevedeva cinque mondi abitati: la Terra, la Luna, Marte, Cerere e Ganimede. I mondi sono tra di loro connessi da speciali collegamenti, e ogni rotta che congiunge due mondi può essere percorsa dall’astroslitta di Babbo Natale in un certo numero di ore, il medesimo nelle due direzioni. In questo particolare problema del commesso viaggiatore (o meglio, del Babbo Natale interplanetario), al posto delle città abbiamo quindi i cinque pianeti, e ogni arco del grafo è etichettato non da una lunghezza in chilometri, ma da un tempo di percorrenza in ore.
Cito dall’articolo:

Precisamente, Marte dista due ore e mezza dalla Terra, ma la stessa distanza lo separa anche dalla Luna e da Ganimede. Tra la Terra e la Luna c’è un’ora di volo, mentre il nostro satellite dista tre ore e mezza da Ganimede. Terra e Cerere sono lontani quattro ore, e due ore separano il pianeta nano da Ganimede e anche da Marte.

Il compito del lettore consisteva pertanto nel trovare il tragitto più veloce, non il più breve. Ma non solo. Il percorso ottimale doveva soddisfare anche un ulteriore, fondamentale vincolo: ogni bambino del Sistema Solare doveva ricevere un regalo. Si ipotizza infatti che ciascuno dei pianeti abitati ospiti un certo numero di bambini e un magazzino con una data quantità di giocattoli. All’arrivo su ogni pianeta, Babbo Natale può caricare sul suo fantastico veicolo volante i giocattoli presenti nel magazzino. Nella tabella seguente sono indicati il numero di bimbi e di giochi presenti su ogni mondo.

Pianeta Numero bambini Numero giocattoli
Terra 1 miliardo 1,1 miliardi
Luna 100 milioni 100 milioni
Marte 400 milioni 200 milioni
Ganimede 200 milioni 400 milioni
Cerere 100 milioni 0

In conclusione, il percorso ottimale deve permettere a Babbo Natale di partire dalla Terra, visitare ognuno degli altri quattro pianeti, ciascuno esattamente una volta, e ritornare al punto di partenza, utilizzando i collegamenti indicati e riuscendo a portare un regalo a ogni bambino. Semplice, no?

Qualche lettore appassionato di fantascienza si sarà forse ricordato che il titolo dell’articolo di dicembre, “Natale su Ganimede”, è lo stesso di un racconto dell’amatissimo (sicuramente da me, ma non solo) scrittore e divulgatore scientifico Isaac Asimov.
Il racconto fu pubblicato nel 1942 sulla rivista Startling Stories. In una sua autobiografia, Asimov rivelò che si era sforzato di scrivere una storia soprattutto divertente, cosa che, a suo parere, è una delle più difficili in assoluto per uno scrittore. Curiosamente, anche il racconto di Asimov tira in ballo Babbo Natale. La storia, com’è facile immaginare, è ambientata sul satellite gioviano Ganimede, per l’occasione popolato da strane creature simili a struzzi, chiamati ossies e utilizzate dalla Ganymedan Products Corporation come forza lavoro. Un giorno qualcuno racconta agli ossies di Babbo Natale, e loro decidono di scioperare finché il barbuto portatore di doni non si recherà in visita su Ganimede. L’azienda entra in una grave crisi, e ciò costringe gli abitanti umani di Ganimede a inscenare una finta visita di Babbo Natale. Tutto sembra risolto, quando gli ossies richiedono che Babbo Natale vada a trovarli ogni anno. Peccato che l’anno ganimediano, cioè il periodo di rivoluzione di Ganimede attorno a Giove, dura soltanto sette giorni terrestri…

La risoluzione del problema richiedeva un po’ di attenzione. Partendo dalla Terra, Babbo Natale può caricare sulla sua astroslitta 1,1 miliardi di regali, ma dovrà consegnarne 1 miliardo prima di lasciare il pianeta. Decollerà quindi con un carico di “soli” 100 milioni di giocattoli, cosa che gli impedirà di atterrare su Marte, visto che sul pianeta rosso ci sono 400 milioni di bambini ma soltanto 200 milioni di giocattoli. La sua seconda tappa potrà quindi essere Cerere oppure la Luna.
Nel primo caso, dopo il pianeta nano sarà sicuramente la volta di Ganimede, perché Marte risulta ancora off limits per motivi di eccedenza di bambini rispetto ai doni disponibili. Dopo Ganimede Babbo Natale deve raggiungere la Luna e Marte, in uno dei due ordini possibili, per poi fare ritorno sulla Terra.
Anche nel secondo caso, la successiva tappa dopo la Luna deve essere per forza di cose Ganimede, seguito da Marte e Cerere, in entrambe le sequenze possibili, e infine la Terra.
I quattro percorsi ammessi sono di conseguenza:

Terra Cerere Ganimede Luna Marte Terra
Terra Cerere Ganimede Marte Luna Terra
Terra Luna Ganimede Marte Cerere Terra
Terra Luna Ganimede Cerere Marte Terra

I tempi di percorrenza dei quattro tragitti sono, rispettivamente: 14,5 ore, 12 ore, 13 ore, 11 ore.
Il percorso ottimale, quindi, risulta il seguente:

Terra Luna Ganimede Cerere Marte Terra

martedì 15 novembre 2016

Carnevale della Matematica #103 su Maddmaths!

Com'è giusto che sia, Mr. Palomar torna a celebrare i Carnevali della Matematica. L'edizione di novembre, centotreesima della lunga e gloriosa storia del Carnevale, è stato ospitato dal prestigioso sito MaddMaths!, e il tema suggerito era "Donne in matematica".
Come sottolineano gli autori di MaddMaths!:

Se ne è parlato tanto di recente, e vorremmo aggiungere che se ne è parlato soprattutto perché ci sono tante donne che fanno parlare di sé per i loro successi matematici.

Il post carnevalesco è opportunamente (e piacevolmente) adornato da una lunga serie di fotografie di illustri donne matematiche, a dimostrazione che la scienza di Euclide ed Eulero non è femminile soltanto di nome, ma anche di fatto.
Questa edizione si distingue per la numerosità dei blogger partecipanti e dei contributi, alcuni dei quali a tema e altri no. Per fortuna le consuetudini carnevalizie sono benevole, e ogni post di argomento matematico viene accolto: perfino quelli di Mr. Palomar, che per questo mese ha contribuito con due post completamente fuori tema, sul machine learning e sulle tecniche di memorizzazione dei numeri (a ben vedere, il primo aveva a che vedere con i generi, e il secondo tirava in ballo divinità pagane femminili come Mnemosine e Urania: va bene, la smetto di arrampicarmi sugli specchi).
Complimenti a tutti i partecipanti e a MaddMaths!, in particolare Roberto Natalini che ha allestito questa ricca edizione. Come è già accaduto l'anno scorso, il Carnevale di dicembre uscirà su queste pagine. Il motto gaussiano di questa edizione pre-natalizia sarà “canta allegro, canta, canta”, e il tema... be', il tema lo svelerò prossimamente. Evviva il Carnevale!

venerdì 4 novembre 2016

Gli enigmi di Coelum: Le parole per dirlo

La divinità Mnemosine in un
dipinto di Dante Gabriel Rossetti





Vi sono sequenze di nomi, parole o cifre che è molto difficile riuscire a imparare a memoria senza un qualche ausilio. Al giorno d’oggi tendiamo a coltivare meno di un tempo le potenzialità mnemoniche del nostro cervello: forse perché ci possiamo affidare alla disponibilità di memorie artificiali, che ci permettono di immagazzinare enormi quantità di dati in spazi trascurabili e di reperire le informazioni desiderate in tempi brevissimi.
Nel passato, invece, e in particolare nell’antichità, alla capacità di ricordare veniva attribuita un’importanza fondamentale. Non possiamo tralasciare che a causa dell’alto tasso di analfabetismo la maggior parte della conoscenza veniva tramandata oralmente: saper ricordare, quindi, era a maggior ragione importante.
Celebri maestri di oratoria come Cicerone e Quintiliano riconobbero come in questa particolare arte il “trucco” più efficace risieda nell’associazione: per mandare qualcosa a memoria conviene cioè escogitare un qualche legame con oggetti concreti, o immaginare di collocare in luoghi familiari ciò che si deve ricordare. La grande rilevanza che gli antichi assegnavano alla memoria è testimoniata anche dal fatto che Mnemosine, una delle divinità dell’Olimpo, era la personificazione di questa facoltà della mente umana. Figlia di Urano e della Terra, fu amata da Zeus e divenne madre delle Muse, le nove divinità che rappresentavano le arti: in particolare la storia, la poesia lirica, la poesia amorosa, la poesia epica commedia, la tragedia, la danza, il mimo e, strano a dirsi, l’astronomia.

Urania, in una statua conservata
ai Musei Vaticani
Urania, musa dell’astronomia, era quindi figlia di Mnemosine, cioè della memoria: evidentemente già gli antichi erano consapevoli della grande difficoltà di tenere a memoria l’intera conoscenza delle cose celesti.
E figuriamoci nei tempi più recenti, quando le conoscenze astronomiche si sono fatte via via più vaste.
Ecco quindi le filastrocche alle quali accennavo nell’articolo del numero 181, inventate per ricordare più facilmente certe sequenze di interesse astronomico, come le principali classi spettrali delle stelle (“Oh, Be A Fine Girl: Kiss Me!”, “On Betelgeuse Astronomers Find Galactic Kings Making Lovely Tangerine Yogurts”) o i pianeti del sistema solare (“My Very Excellent Mother Just Sent Us Nine Pies”).

Oltre agli studenti di astronomia, anche quelli di altre discipline scientifiche possono trovare utili le tecniche di memorizzazione: ad esempio quelli di medicina, sempre alle prese con lunghissime litanie di tessuti, organi e apparati dai nomi complicati.
Tuttavia è forse la matematica l’ambito scientifico nel quale sono state ideate le tecniche mnemoniche più interessanti e sfoggiati i risultati più sorprendenti.
Vi sono per esempio alcuni numeri “speciali”, particolarmente degni di nota per i matematici, e per questo meritevoli di essere conosciuti e magari “imparati a memoria”. Sfortunatamente questi numeri non sono interi. Non solo, ma dopo la virgola hanno addirittura un numero infinito di cifre. I tre numeri più famosi di questa “famiglia” sono il pi greco, cioè π, pari a 3,141592653…, il numero di Eulero e, uguale a 2,718281828…, e il rapporto aureo φ, uguale a 1,618033988…
Ognuno di questi numeri ha un buon motivo per essere celebre. Ad esempio, π è il rapporto tra la lunghezza di una circonferenza e quella del corrispondente diametro. Questo rapporto è uguale per tutti i cerchi, siano essi grandi o piccoli. Il bello è che questo numero salta fuori non soltanto in geometria, ma anche in innumerevoli teoremi di analisi matematica, teoria dei numeri, calcolo della probabilità, statistica, fisica, che non hanno alcuna parentela evidente con i cerchi né con qualsiasi altra figura geometrica.

Leonhard Euler, spesso italianizzato in Eulero, in una banconota svizzera
Anche il numero di Eulero e rappresenta una costante fondamentale della matematica, in particolare nella branca nota come analisi matematica. Prende il nome dallo svizzero Leonhard Euler, uno dei più grandi matematici di ogni epoca.
Il rapporto aureo φ, detto anche sezione aurea, corrisponde al rapporto tra due lunghezze tali per cui la più grande sta alla più piccola come quest’ultima sta alla differenza tra le due.
Sia π che e compaiono nell’identità di Eulero, che viene spesso definita la più bella formula della matematica:
e + 1 = 0

dove i è l’unità immaginaria, pari alla radice quadrata di -1. La bellezza di questa formula risiede nel fatto che stabilisce un sorprendente ponte tra tutti i numeri e tutte le operazioni fondamentali della matematica: i due speciali numeri π ed e, l’unità immaginaria i, lo zero (elemento neutro per l’addizione), l’uno (elemento neutro per la moltiplicazione), l’addizione, la moltiplicazione, l’elevamento a potenza, l’uguaglianza.

Pi greco, il numero di Eulero e il rapporto aureo sono tutti numeri irrazionali: in altri termini, non sono uguali al rapporto tra due numeri interi. Se π fosse esattamente uguale a 22 diviso 7, sarebbe un numero molto meno affascinante di quello che è. I numeri razionali, uguali al quoziente tra due interi, si dividono in due categorie: quelli della prima categoria hanno un numero finito di cifre decimali (ad esempio 22 diviso 8 è uguale a 2,75), mentre quelli della seconda categoria hanno infinite cifre decimali, ma in realtà si tratta di una sequenza finita di cifre che si ripete indefinitamente (questo è il caso di 22 diviso 7, che è pari a 3,142857 142857 142857…).
Pitagora era convinto che esistessero soltanto numeri razionali, ma si sbagliava di grosso. Gran parte del fascino di pi greco, del numero di Eulero e del rapporto aureo, dipende dal fatto che si tratta di numeri irrazionali, dotati di un corteo davvero infinito di cifre decimali, prive di ripetizioni.
Proprio per questo motivo si tratta di numeri estremamente inafferrabili: ogni tentativo di indicarne il valore è destinato a essere soltanto un’approssimazione. Ecco perché questi numeri hanno rappresentato a lungo, e rappresentano tuttora, una straordinaria palestra per chi pratica le tecniche mnemoniche.
La cosiddetta “conversione fonetica” è particolarmente indicata per memorizzare numeri di questo tipo: per prima cosa si utilizza una tabella standardizzata come la seguente per convertire ogni cifra in una particolare famiglia di consonanti.


Poi si aggiungono delle vocali tra una consonante e l’altra, allo scopi di comporre delle parole che possano essere facilmente ricordate. Il metodo fu ideato dal matematico tedesco Stanislaus Mink von Wennsshein e fu divulgato dal grande matematico e filosofo tedesco Gottfried Wilhelm von Leibniz.

Il matematico e scrittore inglese Lewis Carroll
Il matematico Charles Lutwidge Dodgson, più noto come Lewis Carroll, famoso autore di “Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie”, utilizzò la conversione fonetica per memorizzare le prime 71 cifre decimali di π.

Provate voi stessi a “tradurre” π secondo il metodo della conversione fonetica. Tenendo conto di 32 cifre decimali (3,14159265358979323846264338327950) potreste ottenere qualcosa del genere (in maiuscolo le consonanti corrispondenti alle cifre, in minuscolo le vocali interposte, in corsivo le parti del discorso aggiunte per chiarezza espositiva):

Una TRoTa aLPiNa voleva volare fino in CieLo, ma prima di partire si mise la MaGLia, perché aveva paura del freddo: una vera FoBia. Arrivata in quota incontrò un’oCa, dalla cui coda mancavano delle PiuMe. Gliele aveva strappate uno GNoMo VoRaCe, che quando non mangia oche si sazia divorando NoCi, noci che coglie dai RaMi coperti di MUFFA, sporcandosi la MaNiCa vicino al PoLSo.

È proprio π il numero sul quale maggiormente si sono sbizzariti gli esperti di tecniche mnemoniche. In inglese esiste addirittura un termine specifico, “piphilology”, che indica l’utilizzo di metodi di questo tipo per ricordare le cifre di π.
A parte la conversione fonetica, l’altro metodo per trasformare le cifre decimali di numeri come π in frasi di senso compiuto è quello che utilizza una parola per ogni cifra, scegliendo la lunghezza della parola in modo che sia pari alla cifra stessa. Da qui espressioni come “Ave o Roma o madre gagliarda di latine virtù che tanto luminoso splendore prodiga spargesti con la tua saggezza”, oppure “Già: è bene e utile ricordare le dodici cifre del greco parametro”, o ancora “Non è dato a tutti ricordare il numero aureo del sommo filosofo Archimede. Certuni sostengon che si può ricordare tale numero, ma questi poi non recitano che un centone insensato”.
Questo gioco ha un dominatore indiscusso, l’ingegnere informatico americano Mike Keith, che nel 1996 compose un poema basato sulle prime 3835 cifre di π. Il poema, intitolato “Cadaeic Cadenza”, è decisamente uno degli esempi più impressionanti di piphilology. A quanto pare Keith non si è accontentato del suo poema, se è vero che nel 2010 ha scritto addirittura un libro intero, dal titolo “Not a wake: a dream embodying π’s digits fully for 10000 decimals”, che codifica le prima 10.000 cifre di π!

Il cinese Lu Chao
Se da una parte esistono i poeti di π, che forniscono i testi adatti alla memorizzazione delle sue cifre, dall’altra esistono i recordmen dello sport dell’apprendimento mnemonico. L’attuale detentore del primato è il cinese Lu Chao, che nel 2006, in una stupefacente performance, riuscì a recitare a memoria ben 67.890 cifre decimali del numero di Archimede, impiegando 24 ore e 4 minuti: secondo quanto riferì, aveva imparato a memoria le prime 100.000 cifre, ma alla 67.891-esima commise un fatale errore, dicendo “5” anziché “0”.

Il problema del numero 181 di Moebius consisteva nel trovare il frammento dello stesso articolo in cui erano rappresentate, mediante la tecnica del numero di lettere contenute in ogni parola, le prime cifre di uno dei numeri famosi della matematica. Come molti lettori erano riusciti a scoprire, il frammento incriminato era il seguente:
“Il sistema è efficace: si utilizza l’iniziale di ciascuna…”.
Se contate le lettere di ognuna di queste parole, e mettete una virgola dopo la prima cifra, ottenete infatti 2,71828182, che rappresenta l’inizio del numero di Eulero e, base dei logaritmi naturali.

martedì 1 novembre 2016

Macchine che imparano #2: l'importanza dei vicini



Ricordate il problema della determinazione del genere di un autore? Ne avevo parlato nel primo post di questa serie dedicata alle tecniche di apprendimento automatico (in inglese, machine learning), interrotta sul nascere per molti mesi, che da oggi riprenderà tuttavia a camminare con maggiore regolarità.
Qualche volta vi sarà forse capitato di leggere un articolo, un racconto, o un qualsiasi testo, e non conoscendo nome e cognome dell'autore, vi sarete chiesti perlomeno se si tratti di un uomo o di una donna. Certo, questa attribuzione può diventare banale qualora il testo contenga indicazioni autoreferenziali: se a un certo punto si legge qualcosa come "il tale giorno mi sono recata nella tale città" è evidente che a scrivere è una donna e non un uomo. Ma in molti altri casi è molto più difficile determinare il sesso dell'autore, e per farlo ci si deve basare su elementi poco oggettivi e di dubbia interpretazione, come lo stile, la frequenza di certe parole, l’utilizzo di costrutti sintattici.

Può sembrare strano, ma c’è chi si è occupato in modo scientifico di questo tipo di determinazioni. Da alcuni studi, condotti su diverse lingue (non soltanto l'inglese ma, per esempio, anche lo spagnolo), risulta per esempio che gli uomini utilizzano le preposizioni in misura maggiore rispetto alle donne. Una spiegazione psicologica che viene fornita a supporto di questo dato è che gli uomini hanno più bisogno di categorizzare gerarchicamente gli oggetti all'interno dell'ambiente. Viceversa, le donne sembrano adoperare più interiezioni, più pronomi, più determinanti (cioè articoli, pronomi dimostrativi e in certe lingue come l'inglese e il francese anche i possessivi) rispetto agli uomini, probabilmente perché sono più interessate alle relazioni sociali.
Alcune ricerche suggeriscono che le donne si esprimono mediante un linguaggio più emotivamente connotato, e per questo impiegano più aggettivi e più avverbi degli uomini. Inoltre sembra che gli uomini commettano più errori grammaticali delle donne e si servano più spesso di quantificatori. Un paio di articoli su questa area della ricerca sono questo e questo.

Mi piace l’idea di utilizzare il curioso problema della determinazione del genere di un autore come esempio di applicazione delle tecniche di apprendimento automatico. Supponiamo di avere una raccolta di 50 racconti: dei primi 49 conosciamo con certezza il genere dell’autore, ma per il cinquantesimo no. Come possiamo affrontare il problema? Potremmo provare a concentrarci su un insieme ristretto di indicatori che riteniamo significativi per il nostro compito di attribuire un genere all’autore misterioso. Immaginiamo di considerarne soltanto due, per esempio il numero di aggettivi e il numero di determinanti ogni 1000 parole.
A ognuno dei 49 racconti già classificati possiamo assegnare una coppia di numeri, corrispondenti agli indicatori che abbiamo scelto. Per esempio, il primo racconto potrebbe essere costituito complessivamente da 5450 parole, e contenere 409 aggettivi e 703 determinanti. Ciò significa che, mediamente, questo testo contiene circa 75 aggettivi e 129 determinanti ogni 1000 parole. La coppia di numeri da attribuire al primo racconto è quindi (75, 129). 

Potrebbe venire quasi spontaneo, a questo punto, pensare di rappresentare ciascuno dei racconti come un punto sul piano cartesiano, le cui coordinate (x, y) corrispondono ai due numeri caratterizzanti. Il risultato sarà un diagramma costellato di 49 punti, uno per ogni racconto già classificato. Potremmo pensare di rappresentare gli autori maschili come pallini gialli e le scrittrici come pallini viola. A questo punto analizziamo il cinquantesimo racconto, quello scritto dall'autore senza volto, e determiniamo i due indicatori. Il punto che disegneremo sul piano cartesiano avrà una collocazione ben precisa, ma non possiamo sapere se sia un pallino giallo o un pallino viola: il nostro obiettivo è proprio decidere il colore di questo cinquantesimo pallino.

Sgombriamo il campo da un dubbio: la tecnica che descriverò può sperare di risolvere il problema della determinazione del genere, ma è soggetta all'errore. Non c'è alcuna certezza nel successo di questo algoritmo, perché si tratta di una metodologia di predizione incerta per definizione.
L'idea è la seguente: si traccia una circonferenza attorno al pallino senza colore, in modo da comprendere al suo interno un numero prestabilito k di pallini colorati, ovvero di racconti di autore noto. La nostra predizione deve basarsi sul genere prevalente presente tra i k pallini racchiusi dalla circonferenza.
Per esempio, considerando la figura a fianco, con k = 3, abbiamo due pallini viola e un pallino giallo, cioè prevalgono le autrici. In base alla tecnica descritta, dobbiamo prevedere che l'autore del cinquantesimo racconto sia una donna. Che l'algoritmo sia per definizione incerto è dimostrato dal fatto che scegliendo, in alternativa, k = 6, i pallini considerati diventano 4 gialli e 2 viola: elementi che ci guiderebbero ad azzardare una predizione maschile per il cinquantesimo racconto.
Dove sta l'apprendimento automatico in questa procedura? Nella fase di acquisizione delle informazioni relative ai 49 punti associati ai racconti di autore noto: l'algoritmo, infatti, apprende, per ciascuno di questi punti, il genere dell'autore, e questi dati divengono la base di conoscenza su cui si basa la predizione relativa al cinquantesimo racconto. Si dice anche che questi 49 punti sono esempi noti che l'algoritmo utilizza per addestrarsi, in modo da costruire una sua descrizione interna (cioè un modello) del fenomeno, e quindi formulare predizioni.

L'esempio mostrato in figura ci fa osservare che lo stesso algoritmo può portare a predizioni diverse a seconda del valore scelto di k. Variando di poco il valore di k, infatti, cambia totalmente la predizione. Tale fenomeno si verifica perché sono stati scelti, per semplicità, valori molto bassi di k, mentre è evidente che, nella maggior parte dei casi, valori più alti di questo parametro possono garantire accuratezze migliori.
Inoltre, il problema scelto è un problema di classificazione binaria, perché la predizione può consistere esclusivamente in due opzioni: autore maschio o autore femmina. In problemi di tal genere, quando la predizione cambia, cambia di brutto (nel nostro esempio, da maschio a femmina, o viceversa), mentre in problemi di classificazione a più valori i cambiamenti possono essere meno radicali.

Altri due elementi molto importanti per il successo dell'algoritmo sono il numero di indicatori utilizzati e la quantità di dati di esempio impiegati per la fase di addestramento.
Utilizzando più di due indicatori, o, come si dice nel gergo tecnico, features, si può sperare di ottenere predizioni più accurate. Questo non è assicurato, tuttavia, perché se si includono nel modello features non significative, cioè grandezze che non influenzano il valore che si vuole predire, allora l'aumento del numero di features non aumenta la qualità delle predizioni. Aumentare il numero di features significa muoversi non più sul piano cartesiano, ma su un iperspazio a n dimensioni, dove n è il numero delle features selezionate.
Poter disporre di un numero il più alto possibile di esempi già classificati da cui apprendere, invece, è quasi sempre buona cosa. Non a caso il mondo dell'apprendimento automatico è strettamente imparentato con quello dei cosiddetti big data: questo non significa che avere grandi moli di dati sia di per sè sufficiente per costruire modelli vincenti grazie agli algoritmi di machine learning, ma che, al contrario, quasi mai si riesce a predire con buona precisione quando i dati a disposizione sono pochi.
Per inciso, l'algorimo che ho descritto si chiama "k-Nearest Neighbors" (kNN), ed è uno dei più famosi nel campo delle tecniche di classificazione basate sull'apprendimento automatico. Nel prossimo articolo della serie scopriremo un altro algoritmo che può essere impiegato per risolvere problemi simili.

domenica 25 settembre 2016

Mr. Palomar torna a giocare a dadi (al Festival della Statistica 2016)

Ricordate il gioco musicale dei dadi di Mozart?
Ebbene, se volete giocare anche a voi, e contribuire a comporre un vero valzer in forma di minuetto, con battute firmate nientemeno che dal grande Wolfgang Amadeus, dovete venire a Treviso, domenica 9 ottobre alle ore 16, e partecipare allo spettacolo "Un, due, ...re! Giocando a dadi con Mozart".
Questo appuntamento musical-matematico mi vedrà protagonista, assieme al valente pianista Giancarlo Panizzo, e fa parte del programma ufficiale del Festival della Statistica e della Demografia "StatisticAll", in programma a Treviso dal 7 al 9 ottobre prossimi.
Il pubblico potrà lanciare i dadi e comporre un valzer che sarà eseguito a prima vista da Giancarlo Panizzo: un'esecuzione mozartiana che, statisticamente, sarà in prima assoluta mondiale!
Ma non ci sarà soltanto il gioco dei dadi: molte altre sorprese di carattere musicale e matematico vi aspettano!
Il giorno prima, sabato 8 ottobre alle ore 17.30, proporremo un'anteprima dello spettacolo, e anche in quella occasione comporremo un valzer con i dadi!
Non mancate, e passate parola!


L'ultimo post di Mr. Palomar, anzi no

Sono trascorsi quasi 14 anni da quel Capodanno del 2011, quando Mr. Palomar  vide la luce. Da allora, molta acqua è passata sotto i ponti, c...