martedì 4 marzo 2014

Un'appassionante storia di uomini e simboli

Meglio tardi che mai. Come promesso, a un paio di mesi dal lancio dei primi e-book di "Altramatematica", comincio a recensire i librini degli altri autori della collana.
Non lo faccio perché si tratta di amici e colleghi blogger, ma perché penso sinceramente che si tratti di ottime opere divulgative di matematica, e che valga senz'altro la pena di spendere questi pochi cent per acquistarli.

Comincio da "Più per meno diviso", di Peppe Liberti, che come tutti gli altri trovate disponibile su Amazon, Bookrepublic, e su tutti i migliori store su internet.
Dico subito che il libro è assolutamente da leggere. 
Spesso diamo per scontato che gli strumenti che utilizziamo quotidianamente siano, per così dire, sempre esistiti, e dimentichiamo che in realtà sono stati inventati o selezionati attraverso lunghe e faticose vicissitudini. 

Se il sistema di numerazione che impieghiamo non è certo l'unico esistente, e i nostri antenati di mille anni fa nemmeno lo conoscevano, i simboli che usiamo per far di conto (cioè il più, il meno, il per, il diviso e l'uguale) sono pure convenzioni e stati adottati e (parzialmente) standardizzati in tempi ben più recenti, certamente dopo l'invenzione della stampa a caratteri mobili.
In questo bel libro Peppe Liberti ci racconta la storia di come i segni che oggi utilizziamo si siano affermati come "standard". "Come se fosse facile, lasciare un segno", recita il tweet dell'autore. Ed è proprio vero: la vicenda che ha portato all'adozione dei segni odierni è una vicenda molto umana, in cui i contrasti personali e ideologici hanno avuto un peso decisivo.

Leggendo questo librino si ha, a tratti, la sensazione di leggere un appassionante romanzo: ma la storia che Liberti ci racconta è rigorosamente supportata da precisi riferimenti storici e documentali. Insomma, all'autore va riconosciuto il merito di aver condotto un'accurata ricerca e di averla saputa narrare con ironia e leggerezza.

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