Come ti decifro i Coldplay


Quando nel giugno del 2005 gli scaffali dei negozi di dischi si riempirono con le copie del nuovo album dei Coldplay, gli appassionati rimasero sorpresi e forse sconcertati da due caratteristiche del disco: il titolo e la copertina.
"X&Y" era sicuramente un titolo enigmatico, ma lo era ancora di più l'immagine di copertina, costituita da misteriosi rettangoli colorati disposti in una configurazione apparentemente insensata.
In realtà, l'immagine non conteneva misteriosi messaggi né clamorose rivelazioni in codice. Semplicemente, le due caratteristiche sconcertanti del disco contenevano la stessa informazione: detto altrimenti, i rettangoli colorati della copertina, decifrate secondo un codice in uso parecchi decenni fa, corrispondevano, in teoria, al titolo "X&Y".
Ho detto "in teoria", perché qualcosa dev'essere andato storto.
Ma andiamo con ordine.
Guardiamo bene la copertina del disco: lasciamo perdere i colori, che non sono essenziali per decifrare il messaggio, e cerchiamo di ridisegnare il reticolo raffigurando in grigio le caselle "piene". Otteniamo una specie di matrice con quattro colonne e cinque righe.


Il codice al quale accennavo poco fa è il cosiddetto "codice Baudot": sviluppato nel 1874, fu utilizzato nelle telescriventi per molti decenni, per essere poi soppiantato dai sistemi EBCDIC e ASCII.
Il codice Baudot venne inventato molti anni dopo il codice Morse. Mentre questo utilizzava cinque diversi simboli base, e cioè il punto, la linea, l'intervallo breve (tra ogni lettera), l'intervallo medio (tra parole) e l'intervallo lungo (tra frasi), il codice Baudot introduceva una semplificazione importante: i simboli utilizzati erano soltanto due, cosa che rendeva binario il sistema di codifica.
Ogni carattere veniva codificato nel codice Baudot con una sequenza di 5 bit, cosa che consentiva all'operatore di utilizzare una tastiera con cinque tasti come quella illustrata nella figura.


Utilizzando soltanto 5 bit per codificare un carattere, sarebbe stato possibile rappresentare soltanto 2 alla 5, cioè 32 caratteri in totale. Un po' pochi, non vi sembra? Le lettere sono già 26, e se aggiungiamo le 10 cifre da 0 a 9 siamo già a quota 36. E non abbiamo nemmeno preso in considerazione i simboli di interpunzione o altri simboli speciali. Per questo Baudot, senza dover aumentare i bit per ogni carattere, ebbe l'idea di suddividere i caratteri rappresentati in due insiemi diversi di caratteri: le lettere e le figure. Le 26 lettere da A a Z appartenevano ovviamente al primo insieme, mentre nel secondo ricadevano tutti gli altri caratteri, tra cui le cifre. Normalmente i caratteri venivano interpretati come lettere, e per indicare che il successivo carattere doveva essere invece interpretato come figura, veniva premesso il carattere speciale "11011" (indicando con "1" il simbolo "pieno" e con "0" il simbolo "vuoto").
Ogni combinazione di 5 bit, ad eccezione dei due caratteri speciali di "passaggio", poteva essere interpretata sia come lettera sia come figura, per cui i caratteri rappresentabili erano in tutto 60.


Alla luce di queste istruzioni, come si decifra il messaggio nella copertina del disco dei Coldplay? Se utilizzate bene la tabella di decodifica, otterrete come risultato "X9Y".
Ohibò, com'è possibile? Ci aspettavamo, ovviamente, "X&Y", cioè il titolo del disco!
Bè, ve l'avevo detto che qualcosa dev'essere andato storto.
Il carattere "&" è codificato, nel sistema Baudot, dalla sequenza "01011", mentre nel reticolo della copertina troviamo la sequenza "00011", che corrisponde a "9" (dato che il secondo carattere del messaggio è "11011", che precede un carattere interpretato come figura). Forse è stato commesso un banale errore di un bit nella preparazione dell'immagine di copertina; o chissà, forse l'errore è stato voluto, per introdurre un motivo in più di discussione tra i fan più "matematici".

Commenti

  1. il che dimostra come il codice Baudot non sia a correzione o almeno rilevazione di errore (è anche vero che con cinque bit puoi fare ben poco...)

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