lunedì 3 gennaio 2011

Pensieri sopra GEB


Riporto qui alcune mie considerazioni su una lettura che mi ha impegnato durante l'anno da poco finito. Avevo inserito queste mie note in Anobii (a proposito, sono presente anche là come Mr. Palomar, o più precisamente come Palomar71...), e le riporto qui, testualmente.
Di sicuro tornerò anche su questo libro, ricchissimo di spunti di ogni genere, in gran parte di tipo logico e matematico.

Che si può dire, dopo molti mesi trascorsi nella lettura di questa monumentale e profondissima opera?
Di sicuro questo è e resterà uno dei libri della mia vita, un libro che, pur nei suoi limiti (che ci sono), credo meriti la celebrità che ha guadagnato fin dalla sua pubblicazione.

Di cosa parla GEB? Una domanda che molti mi hanno rivolto durante questi mesi, e alla quale, sembra strano, non è per niente immediato rispondere.
Uno degli obiettivi dichiarati di Hofstadter era quello di investigare il problema della mente e cercare una spiegazione dei meccanismi per cui fenomeni come la coscienza e il libero arbitrio emergono da un substrato come l'intreccio neuronico del cervello; altro obiettivo era quello di studiare le possibilità dell'intelligenza artificiale.
Obiettivi molto ambiziosi, come si vede.

La critica più ricorrente a GEB è che il libro si dilunga per centinaia di pagine su argomenti apparentemente periferici rispetto al tema centrale, come il teorema di Gödel, l'autoreferenza, le opere di Escher, la musica di Bach, la genetica, i sistemi formali, la logica proposizionale, la programmazione, lo zen, per non parlare dei dialoghi alla Lewis Carroll continuamente inframezzati ai capitoli del libro.
Questa critica ha senza dubbio un suo fondamento, anche perché le tesi centrali del libro vengono affrontate ed esposte solo alla fine, quasi frettolosamente, e forse, va ammesso, un po' superficialmente.
Ma tutto il resto è periferico fino a un certo punto: l'enorme quantità di argomenti che vengono affrontati nelle ottocento pagine è propedeutica per arrivare al nucleo delle idee di Hofstadter, e ogni questione che viene discussa prima o poi ritorna, magari intrecciata ad altro, ma averla capita a suo tempo serve per poter procedere.
Forse ancora più importante è il fatto che il libro ha una struttura e un taglio che vanno ben al di là del classico saggio di divulgazione: Hofstadter utilizza un'impostazione che molto si avvicina alla narrativa, con tutte le sue tecniche.
Per questo motivo, succede continuamente che un argomento venga avviato, e poi interrotto prima di arrivare a percepire un senso di completamento o di chiarimento, per passare ad un altro tema apparentemente slegato, e così via.
Questa tecnica deve avere frustrato e innervosito molti lettori (anche il sottoscritto).
E' molto probabile che il libro sarebbe stato migliore se avesse avuto una scaletta più chiara e lineare e meno caotica e vorticosa; così come sarebbe stato desiderabile un numero minore di pagine "preparatorie" e una più approfondita esposizione della tesi finale.
Ma questo, evidentemente, è lo stile di Hofstadter: prendere o lasciare. E non si può negare che questa impostazione abbia il suo fascino e la sua efficacia, come la tecnica del rimando nei romanzi.

Non c'è dubbio che al lettore sia richiesto un impegno non comune per portare a termine la lettura di questo volume ponderoso. La sua complessità è notevole, i livelli di lettura sono molteplici, intricata è la struttura, e di continuo Hofstadter gioca con le parole, con gli intrecci, con sottili riferimenti.
Certo, a volte emerge un autocompiacimento che non rende simpatico l'autore. Ma gli va dato atto di avere progettato un edificio davvero notevole: forse più per la struttura che per il reale contenuto.

Ho particolarmente apprezzato la spiegazione del celebre teorema di incompletezza, che peraltro avevo studiato su altri testi più tecnici: Hofstadter ne espone una dimostrazione molto brillante e giocosa.
Più in generale, ho trovato il libro molto interessante proprio per questa capacità di raccontare temi molto tecnici attraverso trovate pseudo-narrative e brillanti: per uno come me che si interessa alle tecniche della divulgazione scientifica e alle sue relazioni con la narrativa, certamente GEB rappresenta un esempio molto importante e originale.

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